Gentile professor Kofler,
Ho assistito alla sua ultima conferenza e ne sono rimasto, come dire, offeso.
La sua arroganza è risaputa, ma quello che più mi ha ferito è che nessuno, dico nessuno, tra tutte le personalità presenti – tra le quali ho riconosciuto i baffi del dott. Klaus e se non erro, le calze a righe della dottoressa Barnard – si sia alzato per ribellarsi alle sue affermazioni a dir poco diffamanti.
Lei obietterà che nemmeno io l’ho fatto, ed è vero. Ma lei sa bene che la mia voce, da anni ormai, non mi consente di tenere conferenze in pubblico.
L’altra sera, in una sala cosi piena e acusticamente indegna, non sarei riuscito a farmi sentire e lei mi avrebbe facilmente schiacciato con il tono solenne che si ritrova. Dicevo, sono rimasto offeso dalle mistificazioni, dalle falsità e dalle accuse che lei ha portato avanti. Ma come può affermare che il progetto evoluzionistico che il dott. Gutrie sta diffondendo sia un passo verso la distruzione dell’uomo? Solo perché saranno automatizzate mediante chip alcune funzionalità che sono ritenute esclusive dell’animo umano? Solo perché la noia verrà cancellata, il rimorso attutito, e la paura omeostaticamente ricalibrata? Non è stato lei il critico più feroce e sottile a l’uomo non è superato dei fratelli Laforgue? Devo forse ritenere che lei non abbia letto le ultime ricerche di Caproven? E nemmeno i risultati – ormai suffragati da centinaia di dati – del collega, nonché amico, Faverzen? Non credo proprio. Conosco la sua cultura e la sua preparazione, ed è questo che mi fa più male.
Lei, caro professore, si è piegato. Lo so, non discuto che sia facile. Anch’io ho combattuto anni per ottenere le sovvenzioni, ho lottato con politici corrotti e privi di visione per portare avanti le mie idee. Ma sono stato inflessibile. Lei, invece, è solo un servo del potere. La disprezzo per questo. Forse riuscirà a convincere altri servi come lei, ma si prepari perché, se la resistenza fino adesso è rimasta nell’ombra, adesso che lei ha scoperto le carte, non farà aspettare la sua risposta. E non saranno carezze, ma pugni alzati. Non voglio certo minacciarla e non creda che c’entri qualcosa Mary. Il fatto che la dolce Mary mi abbia tradito con lei – mi chiedo ancora cosa abbia trovato in lei, a parte i capelli rossi, ma questo è un altro discorso – non ha niente a che fare con l’odio che provo nei suoi riguardi. Sì, ha capito bene, io la odio e non mi vergogno di dirglielo, anzi, ne sono orgoglioso. Si guardi alle spalle caro professore.
Ps: ha letto per caso l’ultimo libro di Davide Longo. L’uomo verticale? Che impressione le ha fatto? Resto in attesa di una sua risposta. Tengo molto alla sua opinione.
Pps: non prenda troppo seriamente i due bossoli calibro 42 che inserito nella presente missiva. Sono a salve.
Dott. Kapuziner




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